"Niente è più patetico di una persona priva di senso di autocritica che si crede PERFETTA solo perchè fa l'un per cento di quello che bisogna fare per essere...appena accettabili." (Gianni Leone)

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lunedì 30 novembre 2009

RACCONTO DEL CASOLARE

Quando si parla della formazione originaria del Balletto, si arriva immancabilmente a citare il leggendario (ma sì, permettetemi, in questo caso,di adoperare un aggettivaccio tanto logoro e irritante), Casale di Rimini, che vide l'ascesa e la decadenza, fino alla rovina per autolesionismo, del gruppo. Oltre che in tante interviste, si legge di questo casale anche in alcuni libri, come "I campi della memoria" di Franco Vassia, o "Rock Progressivo Italiano" di Francesco Mirenzi. Quel luogo fu un vero monumento, un tempio dedicato alla musica, frequentato da tanti musicisti e persone interessanti. Il Balletto ci visse fra il 72 e il 73. Io lo lasciai nel settembre del 73, quando il gruppo era ormai smembrato (Ajello era già volato in Svezia, Manzari era tornato a Roma). Mi ritrovai con degli amici a Rimini esattamente 10 anni più tardi, cioè nell'agosto dell'83, e decisi di andare a vedere se il casale esisteva ancora. Sì, era lì: abbandonato a se stesso, in rovina, col tetto in parte crollato. Sembrava la perfetta ambientazione per un film horror. Entrai. C'erano evidenti tracce di bivacchi fatti da chissà chi, forse barboni, brandine improvvisate. Notai che c'erano ancora attaccate alla porta della mia stanza degli adesivi che io stesso avevo apposto 10 anni prima, e nella camera di Gianchi c'era ancora il guardaroba verniciato da noi in nero e arancione. Giravo per quelle stanze come in trance. Quante emozioni. Ci tornai ancora una volta quella stessa notte, da solo. Da allora non sono più capitato a Rimini. Poi, ultimamente, mi giunge la notizia che il casale è stato ristrutturato e trasformato in un bellissimo agriturismo, con 4  confortevoli camere disponibili. Decido di indagare. Telefono e parlo direttamente col signor Pelliccioni (parente diretto del nostro locatore di allora) e vengo a sapere che il casale ristrutturato è in realtà il GEMELLO di quello abitato dal Balletto, che si trova a circa cento metri di distanza, ancora in stato di abbandono. Inoltre Via Chiesa, (il Balletto abitava in via Chiesa 9, conservo ancora molte lettere che mi spedivano a quell'indirizzo amici e fans), ora si chiama Via Ca' Sabbioni. Da qui gli equivoci.  Andate a visitare il sito www.casemori.it  e vedrete la fotocopia del casale ballerino. La struttura è identica: il silos sulla sinistra, il pozzo leggermente più indietro, solo che il nostro era interamente bianco. Mi piace l'idea di andare a trascorrere alcuni giorni nell'agriturismo, con possibilità di visita "archeologica" al casale ballerino. Poi chissà, magari un giorno il signor Pelliccioni lo ristrutturerà e le 4 camere da affittare ai clienti le dedicherà a Leone, Ajello, Stinga, Manzari e al Prog-Italiano.
                                                       Aprile 2005.
Ho appena ricevuto da Rimini le foto recenti del leggendario casale ex casa-Balletto, scattate dallo stesso proprietario. Come potete vedere, ormai non è che un rudere. Questo mi fa immaginare che non sia mai più stato abitato da allora. La finestra della mia stanza durante il primo periodo è quella piccola al centro della facciata. Inoltre si nota, sulla parete laterale sinistra, il largo squarcio conseguente a quando cercammo di raddrizzare il nostro furgone, spingendolo sciaguratamente contro il muro a marcia indietro, dopo che degli "amici-di-amici-di-amici-di-amici" lo presero senza avvertirci e lo riportarono drammaticamente e ridicolmente deformato, cioè col tetto completamente inclinato all'indietro come nei fumetti, dopo essere passati a tutta velocità sotto un ponte troppo basso (episodio ormai arcinoto). Il porticato appare sostenuto e chiuso da muri che prima non c'erano. Inoltre, tutta la struttura(le antiche stalle) alla destra dell'ingresso, è totalmente crollata e inghiottita dalle sterpaglie. La finestra della mia stanza durante l'ultimo periodo è quella a destra, e fu proprio da qui che Lino Ajello per un soffio non finì di sotto, quando io e lui rimanemmo mezzi asfissiati dal gas una notte di Natale dei primi anni 70. La finestra accanto, aggredita dai rampicanti, è della camera di Gianchi. Lo squarcio più a sinistra è ciò che resta dell'altra finestra della camera di Gianchi, da cui accedevamo al tetto per sdraiarci sulle tegole della struttura sottostante, ormai sparita, a prendere il sole (io rarissime volte, a dire il vero). Mi torna alla mente la nostra Mercedes verde parcheggiata lì davanti, con lo stereo che durante i nostri continui viaggi urlava a tutto volume Rolling Stones, Led Zeppelin, Who, Wishbone Ash...Tante volte mi arrampicavo in cima al silos rimasto intatto, sembra, e me ne stavo in dolce compagnia (cioè in compagnia di me stesso). Una notte giocammo alla "Caccia al Vampiro": gli amigos mi assediavano da sotto cercando di stanarmi con fumo e fuoco, mentre io dall'alto gli versavo addosso getti d'acqua e solo gli Dei ricordano cos'altro. E così fino all'alba, quando finalmente, esausti, ci concedemmo una tregua. Dicembre 2008. L'amico Beppe Carelli si reca al casale e realizza delle inquietanti, sconvolgenti sequenze filmate....(youtube.com/user/mancino14) Vi lascio alle vostre emozioni, mentre io mi abbandono alle mie, ma senza troppa nostalgia, of course.

                                                          Gianni Leone
Il Casolare di Rimini