"Niente è più patetico di una persona priva di senso di autocritica che si crede PERFETTA solo perchè fa l'un per cento di quello che bisogna fare per essere...appena accettabili." (Gianni Leone)

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lunedì 30 novembre 2009

NEON LEON I° parte

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Conobbi Neon Leon la sera del 17 maggio 1975. Era la mia prima volta a New York. Mentre recuperavo i bagagli dal taxi che dall'aeroporto mi aveva portato davanti all'ingresso del Chelsea Hotel al 222 della 23esima fra la settima e l'ottava, mi si presentò lui, vestito in pelle e con un'enorme parrucca stile afro a strisce di colori arcobaleno fluorescenti: "Welcome to Chelsea Hotel! Come to see me later", e mi diede il numero della sua stanza. Una volta sistemati i bagagli, andai a bussare alla sua porta. Così cominciò la nostra amicizia. Raccontare le cose incredibili, imprevedibili e sconvolgenti che succedevano ogni momento al Chelsea -i cui clienti erano o erano stati artisti e personaggi di ogni tipo, come Mark Twain, Dylan Thomas, William S. Burroughs, Arthur Miller, Tennesse William, Simone de Bouvoir, Jean-Paul Sartre, Charles Bukowski, Stanley Kubrik, Dennis Hopper, The Grateful Dead, Tom Waits, Patti Smith, The Ramones, John Cale, Leonard Cohen, Edith Piaf, Bob Dylan, Alice Cooper, Janis Joplin, Jimi Hendrix- è impossibile: avrei bisogno di settimane.. Dopo poche sere mi ritrovai al Matrix, dove, intorno al nucleo fisso composto da me al piano elettrico e all’organo, da Syl Sylvain dei New York Dolls
e Neon Leon alle chitarre, ruotavano tanti altri musicisti di questa o quella band e insieme davamo vita ad infuocate, travolgenti, torrenziali jam sessions. Tutti avevano parole di grande elogio per quel giovanissimo artista italiano, piombato nella bolgia del Chelsea e subito diventato “uno del gruppo”. Poi ci trasferivamo all' Ashley's o a Le Jardin, dove incontravamo Johnny Thunders e altri. Per me era molto liberatorio tuffarmi in quell’atmosfera di selvaggio e scarno rock and roll, dopo un giorno chiuso in studio  a lavorare su un tipo di musica più complessa e rigorosa (stavo registrando il mio primo album da solista, "LeoNero - Vero"). Oppure andavamo al Max's Kansas City o al CBGB, templi del rock/punk/new wave newyorkesi. Praticamente "TUTTI" hanno suonato o sono nati lì: da Patti Smith ai Talking Heads, da Alice Cooper ai Blondie (Debbie Harry era stata cameriera al Max's), da Lou Reed e i Velvet Underground ai Ramones, da Iggy Pop agli Aerosmith, da Bruce Springsteen
ai Dead Boys, da Wayne County (poi diventato Jayne County dopo il cambiamento di sesso) agli stessi New York Dolls e Neon Leon. Dopo una notte passata girando di locale in locale, quando ormai di “lucido” non era rimasto altro che i tessuti dei nostri abiti, ci ritrovavamo all’alba, esausti, in Central Park, tutti stretti a bordo di una Limousine con autista presa a nolo, a riascoltare in un irreale silenzio la cassetta della nostra jam session della sera precedente.Talvolta si univa a noi anche David Le Sage, già fonico di Todd Rundgren, che in quei giorni
stava registrando “Vero” con me. Apro una triste parentesi. Ormai sia il Max's che il CBGB non esitono più. L'ultima volta che sono stato al CBGB risale al 30 giugno del 2000. Dal 2008 al suo posto c'è una boutique. Un'epoca gloriosa e irripetibile è stata cancellata per sempre.....segue
besos Leo