"Niente è più patetico di una persona priva di senso di autocritica che si crede PERFETTA solo perchè fa l'un per cento di quello che bisogna fare per essere...appena accettabili." (Gianni Leone)

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giovedì 17 dicembre 2009

GIANNI LEONE...e la MUSICA


La musica è innanzi tutto parte della mia natura ed è sempre stata una presenza costante in ogni momento della mia vita. È un filtro che ti fa vedere ogni aspetto del mondo in modo diverso. È un esigenza, un bisogno, un impulso primordiale. E poi la musica è certamente un gratificante, diretto ed efficacissimo mezzo di comunicazione oltre che un modo per provocare, sedurre, uno sfogo per il proprio narcisismo, la propria vanità, un antidoto alle proprie frustrazioni e inibizioni, uno strumento per darsi e dare piacere, un gioco creativo, un veicolo infallibile per ogni tipo di emozione immaginabile. Cantare è un'esperienza fra le più liberatorie al mondo: è il tuo corpo stesso che vibra e crea musica. Non esiste niente di più naturale
e diretto. Naturalmente la musica per me è anche fonte di grande sofferenza, che mi costringe ai miei proverbiali periodi di "odio" nei suoi confronti, nel corso dei quali arrivo persino a rigettare la sola idea di avvicinarmi a una tastiera, facendo in questo modo del male innanzi tutto a me stesso. La causa di tutto ciò? Principalmente il dover troppo spesso avere a che fare con dei NON-artisti e NON-musicisti -ma autentici buzzurri e cafoni, per di più inaffidabili e superficiali- che vogliono interferire con la tua creatività, che possono decidere se farti suonare o meno, che giudicano con supponenza il tuo lavoro pur essendo loro incapaci di riconoscere un "do" sulla tastiera o di emettere dalla bocca un suono che non sia il raglio di un somaro raffreddato e ubriaco. E poi, salvo che in alcuni casi,  sono perennemente convinto che qualunque cosa io abbia appena fatto, anche se mi soddisfa, avrei potuto farla ancora meglio. E la sfida infinita continua... Senza tregua e senza pace (per me).In Ys e un po’ in tutti i tuoi lavori ci sono riferimenti dichiarati alla musica espressionista e dissonante di Schönberg, oltre a reminescenze di compositori d’avanguardia come György Ligeti. C’è qualche altro autore contemporaneo al quale ti senti particolarmente affine? All'epoca acquistai dei noiosissimi tomi di Arnold Schönberg sulla teoria musicale, che neanche finii di leggere. Però in qualche modo ne rimasi influenzato. Così come con Edgard Varèse e Olivier Messiaen, che non ho mai approfondito più di tanto, ma che in qualche modo mi hanno stimolato, suggestionato, ispirato.Hai sempre ribadito di avere come modelli tastieristici Keith Emerson, Brian Auger e Pete Robinson dei Quatermass, e di ammirare musicisti
“a tutto tondo” come Frank Zappa, Jimi Hendrix, Todd Rundgren, Brian Eno e Keith Jarrett. Chi fra questi ti ha influenzato/impressionato di più, e in che cosa in particolare? Innanzi tutto Jimi Hendrix. Strano per un tastierista, vero? Da lui ho imparato a tirar fuori la mia grinta "animalesca" senza pudori e trasferirla sullo strumento musicale. Quando da bambino acquistai "Are You Experienced?" e l'ascoltai mi si spalancò immediatamente un nuovo universo.  E poi "Axis: Bold as Love", "Electric Ladyland"... Da quelle note lancinanti, da quei suoni  mai sentiti prima, trassi una grande ispirazione. E poi certamente Frank Zappa, un vero genio. Ancora oggi, quando ascolto il mio glorioso vinile di "Hot Rats", penso che probabilmente non sia più possibile sperare di trovare nella produzione discografica attuale qualcosa che possa eguagliare un tale capolavoro di virtuosismo (mostruosamente bravi anche tutti gli altri musicisti!), creatività, provocazione, innovazione, originalità, complessità compositiva. E' davvero un disco che porterei con me su un'isola deserta. E che dire di Keith Emerson e Brian Auger? Sono ancora i migliori tastieristi esistenti: la grinta, lo stile sensuale e aggressivo, la tecnica spaventosa.... Certo, all'inizio mi ispirai a loro, o almeno osavo ambire ad avvicinarmi il più possibile a quei livelli eccelsi. Erano i principali punti di riferimento per qualsiasi tastierista. Poi cercai di trovare un mio stile personale elaborando le varie fonti d'ispirazione. Considero Jordan Rudess certamente fra i migliori tastieristi di oggi. Brian Eno all'inizio non lo presi molto sul serio: lo consideravo un non-musicista con qualche idea strampalata tutta da verificare. Poi, nei suoi primi album da solista, trovai una miniera di idee, di invenzioni straordinarie, di trovate geniali, e capii che si può fare dell'ottima musica senza particolari virtuosismi tecnici, perfino con musicisti raccattati nei bassifondi, purché diretti e “utilizzati”
nel modo giusto. Fermo restando, naturalmente, l’importanza fondamentale della tecnica, necessaria per suonare bene qualsiasi strumento Anche lui mi ha ispirato. In realtà le mie fonti di ispirazione sono state e sono tuttora molto differenti fra loro. Posso ascoltare casualmente un brano alla radio quando sono in macchina e scoprirci dentro qualcosa che mi piace e mi folgora. Oppure andare a un concerto di un artista –magari
sconosciuto- e rimanerne positivamente colpito. Mi influenza anche ciò che reputo rivoltante e indegno musicalmente, come le canzonette di certi cantautoroni e cantautorini: se non altro perché rende in me ancora più chiaro e netto il confine tra ciò che amo e ciò che detesto,  disprezzo, da cui rifuggo immediatamente poiché penso che la musicaccia ci contamini, ci rovini e imbastardisca il gusto musicale, sia uno sfregio e una violenza alla nostra sensibilità artistica. Gli show del Balletto di Bronzo terminano sempre con un tuo travestimento e con il lancio dei “famosi” bigliettini con “le grandi verità di Gianni Leone”. Cosa intendi trasmettere al tuo pubblico nei concerti? L'idea nacque molti anni fa. Annoiato e stufo della ripetitività delle feste e riunioni coi miei amici, una sera m'inventai un gioco: distribuii a tutti dei foglietti su cui avevo scritto alcuni miei pensieri sulla vita e li invitai a commentarli. Passammo tutta la notte a discutere. Da quel momento è diventato un "rituale" fisso. Così un giorno pensai di trasferirlo anche sul palco. Naturalmente oggi di aforismi ne ho tantissimi, dai più drammatici, amari, ai più surreali, ironici, paradossali, dissacranti e scelgo di volta in volta quali utilizzare. Solo gli amici più intimi posseggono l'intera raccolta. Alcuni sono volutamente scritti in una forma provocatoria e "sopra le righe", ma voglio che sia così. Mi diverte definirli, con una punta di ironia e con un pizzico di presunzione, "Le Grandi Verità". Forse perché tutto ciò che scrivo lo penso realmente o l'ho vissuto di persona, quindi ci credo in modo assoluto.Dopo lo scioglimento della formazione storica del Balletto di Bronzo nel settembre 1973, cambiasti drasticamente rotta musicale pur mantenendo il tuo inconfondibile stile. Andasti prima a New York nel ‘75, e poi a Los Angeles nel ‘79 intraprendendo la carriera solista.Oggi si può dire senza dubbio che la tua anima multiforme abbia trovato la sintesi perfetta nei nuovi brani, tra spunti dark, progressive, new wave,avanguardisti e quant’altro, come testimonia il Dvd Live in Rome dell’anno scorso. Cosa ha conservato del passato Gianni Leone, e di cosa, invece, si è liberato? Ho certamente conservato tutta la mia vitalità, la mia grinta, il mio senso dell'umorismo, la mia capacità di emozionarmi, eccitami, caricarmi come una bomba di entusiasmo inarrestabile e travolgente, la mia parte infantile, surreale,  fiabesca, la mia sana follia, mentre con gli anni ho sviluppato enormemente il mio senso di critica e soprattutto di autocritica. Per certi versi sono esattamente come quando ero adolescente, e anche il timbro e l’estensione della mia voce sono rimasti come allora. Mi sono liberato
di molte inibizioni, condizionamenti, limiti e blocchi mentali che potevo avere anni e anni fa. Ho perso invece molta della mia disponibilità verso il prossimo in generale, pur non essendo ancora diventato un totale misantropo. Ho perso la mia capacità di sopportazione nei confronti di tutto e di tutti. Ho perso la... pazienza! Tuttavia non credo di essere (ancora) diventato un essere spregevole e impossibile. Anzi, tutti mi trovano simpaticissimo!...Nel corso degli anni hai partecipato come ospite ai lavori di molti musicisti dalle estrazioni più disparate, ultimi dei quali i tuoi vecchi amici Osanna nel loro recente album ProgFamily. Qual è la collaborazione che ricordi con più piacere? Ricordo con piacere il mio apporto con le tastiere a due album di un gruppo iraniano residente in Svezia. Erano dischi destinati al mercato arabo, che registrai nel 1985 a Stoccolma. I brani che composi e registrai nel 1980 a Hollywood per Tomata Du Plenty, cantante degli Screamers. Poi proprio l'ultima collaborazione, quella all'album "Prog Family" degli Osanna. A parte il piacere di ritrovarmi con Lino Vairetti in studio e sul palco, vedo un significato immenso nel fatto stesso di aver risuonato oggi in due brani che suonavo da bambino nel '70-'71 con Città Frontale all'organo Farfisa Fast-5, prima ancora di cominciare l'avventura col Balletto.C’è qualcosa che non rifaresti o che rimpiangi di non aver fatto? Un’infinità di cose. Principalmente l’aver dato fiducia e stima, se non addirittura amicizia e affetto -due parole/bestemmia che oramai uso col contagocce-  a persone  maleducate, rozze e meschine che alla fine mi hanno danneggiato, ingannato, deluso in un modo o nell’altro, anche recentemente. E poi l’essermi lasciato sfuggire una quantità di irripetibili occasioni “d’oro” per voler essere sempre troppo corretto, troppo… “artista”. Mi sono trovato varie volte nel posto giusto al momento giusto con la gente giusta, eppure non ho afferrato al volo quelle situazioni per trarne becero profitto. Pensavo semplicemente a… VIVERE. Oggi me ne pento. Se potessi tornare indietro mi piacerebbe correggere, cambiare alcuni miei comportamenti del passato. Cosa ti aspetti dal futuro? Io amo vivere nel presente e mi sforzo di farlo nel modo migliore. Il futuro m'interessa fino a un certo punto. Però non mi manca di sicuro la progettualità, sarebbe molto triste e demotivante non averne. E non amo rifugiarmi nel passato -trucchetto fin troppo comodo- pur non rifiutandolo o rinnegandolo, anzi. Ma, anche se nella risposta precedente affermo che se potessi tornare indietro mi piacerebbe cambiare non poche cose, il passato mi serve per non dimenticare le mie radici, la mia formazione di artista e di persona, le mie esperienze, poiché tutto ciò che ho vissuto finora, nel bene e nel male, ha contribuito a comporre il mosaico della mia realtà odierna. I miei sforzi quotidiani sono tesi a cercare di fare un Gianni Leone sempre migliore, sotto ogni punto di vista. C’è sempre un miglior modo di essere se stessi. Questo vale per tutti.....Vuoi mandare un saluto ai lettori di quest’intervista?
     ............una zampata Leonina a tutti gli amanti della musica!
intervista di Gianmaria Consiglio (www.eclysse.com)
clip video del Live 21/9/2007 Stazione Birra Roma