"Niente è più patetico di una persona priva di senso di autocritica che si crede PERFETTA solo perchè fa l'un per cento di quello che bisogna fare per essere...appena accettabili." (Gianni Leone)

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sabato 20 novembre 2010

LA PERCEZIONE


Altro ancora sul "PROG EXHIBITION" DI ROMA, impressioni, resoconti e commenti degli  appassionati che sono intervenuti numerosi al concerto. Tutti soddisfatti, la frequenza è stata un "fine tuning, un "plug-in" diretto, una vera connessione, un tragitto molecolare ed epidermico che ha incantato i fans sottolineando l'importanza dell'evento e la meraviglia degli artisti che hanno performato. "È stata energia pura!" così afferma Paolo Noro, membro del CSPI (Centro Studi Progressive Italiano) "Era pieno di gente, forse 4.000 persone, con un'atmosfera forte, vibrante e coinvolgente. Mi sono piaciuti tutti i musicisti che hanno partecipato da quelli internazionali come Jan Anderson e Thijs Van Leer, alle colonne del prog italiano come  il Banco, la PFM, Le Orme gli Osanna di Lino Vairetti, sempre attivo e dinamico nella promozione di eventi di questo spessore. "Gianni è stato straordinario!" continua Paolo. "Il suo ingresso sul palco ha infiammato la platea, era in "formissima" (per usare un termine atletico-sportivo);
dopo il rituale lancio delle sue ricette ha aggredito le tastiere ed anche la terra sotto i piedi... emanava musica". Marianna invece con le sue parole fa vibrare le corde della sensibilità. "...Un concerto favoloso...Gianni è radioso, un look straordinario." Marianna osserva le foto del concerto"...C'è una foto in cui Gianni sembra davvero felice... è raro vederlo così. Anche la volta che l'ho visto suonare a Sorrento,  è stato veramente eccezionale; in pochi minuti ha lasciato tutti a bocca aperta. Siamo rimasti senza parole. Gianni è salito sul palco...e il mondo per un attimo si è fermato per ascoltare quell'incredibile uomo che ha la capacità di trasformare la musica in qualcosa di soprannaturale. Le persone che suonavano con lui sembravano come se fossero sparite... c'era solo Gianni Leone. Alla fine del concerto dopo le solite quattro chiacchiere sulla serata, mi colpì molto il fatto che lui non si sentisse soddisfatto e mi guardò quasi incredulo quando gli dissi che era stato bravissimo. Gianni si diverte sempre a suonare e non sembra mai triste in pubblico; è così disponibile con tutti...sorridente...ironico...gentile. Però credo che dietro alle sue mille sfaccettature artistiche e alle sue perle di saggezza che dispensa a tutti in modo straordinario e goliardico, riesce a nascondere la sua sofferenza...forse mi sbaglierò....".  No cara Marianna, non ti sbagli perchè l'artista, è colui che ci offre una nuova visione, ci apre la porta su qualcosa che è già in noi ma che non siamo in grado di percepire, di vedere. Spesso neppure l'artista riesce a razionalizzare tale nuova visione, è qui che interviene la critica che ci fa da tramite, ma allora l'artista produce inconsapevolmente arte? E' uno strumento a sua volta? E' uno sciocco geniale? Certamente no. Non mancano esempi di artisti di questo tipo, ma non sono la norma. L'artista allora come e dove pesca la sua arte se non riesce a razionalizzarne la visione? Il problema è nella percezione.
Se guardiamo alle biografie della maggior parte degli artisti scopriamo sempre storie personali piuttosto complesse, difficili, chi non conosce i "poeti maledetti"? Moltissimi artisti erano malati, affetti da malattie comuni e meno comuni, comunque malati; altri erano dediti all'abuso di alcool e stupefacenti, molti, moltissimi, immersi in una vita di debiti e creditori, insomma sono stati davvero pochi coloro che hanno fatto arte e ne sono usciti vivi... Questo cosa vuol dire? Sicuramente non che è necessario sbronzarsi per fare arte anche se potrebbe sembrare il contrario. In realtà nell'artista l'abuso di alcool e stupefacenti non è una causa ma un effetto, è la spia di una sofferenza interiore dell'uomo; la sofferenza è infatti ciò che unisce tanti artisti; sofferenza dell'anima, derivata da una malattia, una deformità, oppure ad una sensibilità diversa. Cosa fa l'artista di questa sofferenza? Come fa a trasformarla in arte? In realtà ciò che fa l'artista è proprio un processo di razionalizzazione, con la sua opera identifica il suo sentire profondo e cerca di affrontarlo, è per questo che l'arte è un'esigenza dell'artista. Senza il processo di produzione artistica (e quindi di razionalizzazione) l'artista sarebbe sopraffatto dal suo sentire; nel produrre arte l'artista mette a fuoco il suo sentire e si libera di una parte di questa sofferenza. Il problema per noi sta nel comprendere quell'arte. L'artista, infatti, razionalizza sì il suo sentire ma lo fa sempre in funzione di se stesso, l'azione di razionalizzazione deve essere significativa per lui ma il suo sentire, diverso dal nostro, lo porta a produrre opere a noi spesso non  comprensibili e che necessitano di "traduzione". Immaginiamo uno scultore cieco:  il suo percepire il mondo sarà necessariamente diverso dal nostro, le opere che produrrà saranno in funzione del suo sentire il mondo, non saremo mai in grado di comprendere le sue opere istintivamente perché ci manca la comprensione del suo percepire il mondo, tuttavia un processo di studio ed apprendimento, un'accurata "traduzione" tra il suo sentire ed il nostro, ci permetterà di scoprirne la sensibilità e l'arte. Gianni, ci rende partecipe della sua arte
(Citazione)... non ha convinzioni etiche perchè sarebbe un imperdonabile
manierismo di stile.
Un sentito ringraziamento all'amico Enrico Rolandi che ha permesso la pubblicazione di alcune delle sue foto del concerto.
http://www.myspace.com/enry58