"Niente è più patetico di una persona priva di senso di autocritica che si crede PERFETTA solo perchè fa l'un per cento di quello che bisogna fare per essere...appena accettabili." (Gianni Leone)

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mercoledì 14 dicembre 2011

GIANNI LEONE & LINO AJELLO....BACK ON TRACKS!!!!!

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                     "Introduzione" G.Leone "Stazione Birra" 
                                                      1/2/2007

                                   www.movimentiprog.net

                             Balletto di Bronzo + Lino Ajello 
                               Teatro Bolivar di Napoli
                                      (9 dicembre 2011)
“Un evento epocale, un Leone incontenibile, un Ajello esplosivo”. L’altra sera al Teatro Bolivar di Napoli, è stato scritto un altro indelebile pezzo di storia. Un pezzo che promette degli ulteriori sviluppi in direzioni imprevedibili che potrebbero rivelarsi sorprendenti.
Rewind: Nel 1973 il Balletto di Bronzo si sciolse, dopo avere prodotto l’anno precedente Ys, uno degli album più sconcertanti degli anni ‘70. Qualche mese prima il chitarrista Lino Ajello e il bassista Vito Manzari avevano lasciato definitivamente il gruppo, ed erano rimasti il tastierista e cantante Gianni Leone e il batterista Gianchi Stinga a rispettare alcuni impegni precedentemente stipulati con la casa discografica. Dopodiché ognuno per la sua strada. Due decenni di silenzio, durante i quali Leone intraprese la carriera solista esplorando generi completamente diversi dal cosiddetto “prog”, ed ecco riapparire il Balletto di Bronzo in formato trio il 28 ottobre 1995 a Terni, con un nuovo bassista ed un nuovo batterista. Da allora il nuovo Balletto e la sua unica guida, Gianni Leone, cambia costantemente pelle e formazione, alla ricerca della formula perfetta, continuando ad evolversi e ad aggiornare costantemente gli arrangiamenti del repertorio storico, e ad aggiungere nuove sorprendenti composizioni.
Quando, un giorno, Lino Ajello, ritornato stabilmente in Italia, dopo avere abitato per più di metà della sua vita prima a Stoccolma e poi a Tenerife, viene invitato a suonare insieme a Leone, a Lino Vairetti degli Osanna e al sassofonista Daniele Sepe, un brano degli Showmen, in occasione di un tributo al cantante Mario Musella, tenuto al Maschio Angioino di Napoli. Da allora Ajello intensifica il suo studio della chitarra, che aveva abbandonato dal ’73, e compie un piccolo miracolo, recuperando il suo stile nervoso e “psicotico” di un tempo, in una manciata di mesi. Ed eccolo al Bolivar con Gianni Leone, Adolfo Ramundo ed Ivano Salvatori, come se dal 1973 si fosse fermato il tempo, e come se avesse ricominciato a scorrere soltanto adesso. Il concerto comincia con Deliquio Viola, il brano del nuovo repertorio del Balletto che più ci riporta ad Ys, ma ad un Ys ancora più ossessivo e delirante, e al rallentatore. Leone si presenta sul palco vestito come un guerriero di un altro tempo e di un altro pianeta, nascosto dietro ad un siparietto. Liberatosi del suo elmo, Leone intona i primi due temi di Napoli Sotterranea, un ribaltamento dei più classici e banali cliché della napoletanità, e poi La discesa nel cervello, dal primo album (Vero) di LeoNero (pseudonimo di Leone) del 1975. Giusto il tempo da parte di Leone per ringraziare Lino Vairetti, l’organizzatore dell’evento, per raccontare che il Balletto non aveva più suonato a Napoli città dagli anni ’70 (quando si esibì al Teatro Mediterraneo), per ricordare la presenza in sala di Daina Dini, una delle autrici del testo di Ys, e per ricordare che lui e Lino Ajello avevano abitato nella zona del Bolivar, prima di conoscersi, ed ecco le voci “dall’oltretomba” che ci invitano ad entrare nell’incubo di Ys.
Introduzione, assolo di Leone, sconcerto, annuncio di Lino Ajello, ed un boato dal pubblico. Ajello entra in scena vestito come un pirata. E’ un incrocio tra Jack Sparrow e Keith Richards, e si muove come loro. Imbraccia la chitarra e inizia a suonare i suoi tipici fraseggi di un tempo, con lo stesso suono “inscatolato”, e un aggiunta, ad un certo punto, di un effetto di octavia e di pitch. Tutto è più stranito, più deformato, e una ancora più marcata tendenza all’atonale e al rumorismo, lo fa sembrare come invasato allo stesso tempo dalla follia di Adrian Belew e dall’irruenza di Thurston Moore dei Sonic Youth. Le note dissonanti che tende fino allo spasimo sono intuizioni geniali, illuminazioni. Ajello suona spesso in direzione di Leone, che lo incita e lo carica. E vederli di nuovo insieme sullo stesso palco dopo tanti anni e così ben sintonizzati, fa venire i brividi, ed è un’emozione non riferibile. Poi, dopo poco più di 2 minuti, che sono parsi infiniti, Ajello finisce, posa la chitarra e saluta. E ci si accorge di essere scampati ad un terremoto. La performance prosegue: Primo incontro, Secondo incontro ed Epilogo, senza Terzo incontro, il consueto “colpo di scena” con Leone che sommerge il pubblico con i suoi bigliettini contenenti le “grandi verità”, poi la fine. E il pubblico rimane folgorato. E adesso? E dopo? Per adesso questo è solo un piccolo antipasto di un menù molto ricco. Per dopo si ipotizza un possibile progetto Leone/Vairetti/Ajello, indipendente dal Balletto di Bronzo e dagli Osanna. Se si realizzasse sarebbe davvero una grande occasione, soprattutto per Lino Ajello, per dimostrare quanto ancora abbia dire in ambito musicale, e quanto ciò che ha da dire sia qualcosa di completamente diverso da Ys e dal Balletto di Bronzo. Intanto è doveroso ringraziare Lino Vairetti, che anche quest’anno, tra mille difficoltà, si è battuto per tenere in vita Afrakà: la rassegna all’interno della quale si è svolto l’evento che abbiamo raccontato. E infine vogliamo ringraziare sempre Vairetti, perché ogni volta dimostra con generosità di avere il piacere fine a se stesso di creare momenti di aggregazione. Occasioni che molto probabilmente non si verrebbero a creare senza le sue grandi capacità di catalizzatore.
                       Gianmaria Consiglio