"Niente è più patetico di una persona priva di senso di autocritica che si crede PERFETTA solo perchè fa l'un per cento di quello che bisogna fare per essere...appena accettabili." (Gianni Leone)

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venerdì 30 luglio 2010

IL TEATRO BOLIVAR

Il Teatro “Bolivar”, è a Napoli nel rione “Mater Dei”, a pochi passi dell’omonima stazione della metropolitana collinare.Già a pochi mesi dalla sua apertura può vantare la produzione di spettacoli con la partecipazione di artisti di fama nazionale ed internazionale.
Il successo, assicurato dalla moderna concezione tecnologica con cui è stato progettato e realizzato, partendo dal “Concept” firmato da Bob Wilson e realizzato con tecnologie e materiali d’avanguardia, pone il Teatro “Bolivar” ai vertici nazionali di categoria.Trentacinque anni fa la struttura cessò la sua esistenza lasciando i cittadini del quartiere privi di un punto di riferimento artistico e culturale, luogo d’aggregazione dell’intera comunità.Nel 2001 i lavori di ristrutturazione hanno apportato al teatro delle modifiche eccezionali.L’acustica, disegnata appositamente dal Sound Engineer John Ryan, è curata in modo maniacale. “Il sistema audio da me proposto e adottato dal Teatro Bolivar – afferma John Ryan - è stato scelto in base a scelte mirate e precise per garantire la qualità sonora delle performances, sia musicali, sia per la semplice intellegibilità del parlato. Con le apparecchiature installate è attualmente il più moderno e attrezzato teatro della sua categoria d’Italia.Strutture simili si possono trovare solamente nei maggiori paesi Nord Europei, dove la cultura viene valutata non solo per il suo contenuto ma anche grazie ai metodi con la quale la si rappresenta. Un bel dipinto viene apprezzato meglio se illuminato bene, no?” Con queste parole,John Ryan, uno dei massimi esperti mondiali di ingegneria del suono descrive compiutamente il valore dell’opera compiuta per rendere assolutamente fuori dal comune l’acustica del nuovo Teatro Bolivar. La sala, con la sola platea, può ospitare fino a 360 spettatori, prestandosi perfettamente alla rappresentazione di tutti generi teatrali e incontrando le esigenze dei musicisti più raffinati. Il palco, vera chicca del teatro, vanta dimensioni davvero enormi: 150 mq. Senza alcun dubbio uno dei più grandi della città. È stato costruito con questi parametri per prestarsi alle rappresentazioni più varie, dalla recitazione, ai concerti di musica leggera, dal balletto ai concerti di musica classica. Il teatro Bolivar fu costruito nel 1940 come sala cinematografica per la proiezione di film in prima visione.Nonostante una certa crisi nel settore,il Bolivar continuo' la sua attività fino agli anni 70.Gianni Leone conserva ancora nitidi i ricordi dei filmdell'epoca.
Così racconta Gianni: "Ricordo di aver visto lì all'epoca "Il colosso di Rodi"(primo film di Sergio Leone), "Ercole al centro della Terra"...avevo 7-8 anni ed ero accompagnato per mano dalla domestica. Il tetto allora si apriva fra il primo e il secondo tempo per permettere allo stramaledetto fumo dei "signori fumatori" di uscire. Almeno, così ricordo. Avevo ragione. Dopo i lavori di restauro, il tetto è stato chiuso definitivamente, come mi ha confermato un inserviente anzianotto a cui ho chiesto delucidazioni. Rispetto ad allora tutto è cambiato. All'ingresso, però c'è ancora il pavimento originale, che il piccolo Gianni Leone calpestò all'epoca. Accanto alla cassa è esposto il vecchio proiettore, un macchinone mastodontico, autentico pezzo di modernariato (se non addirittura di antiquariato), lo stesso che proiettò, fra gli altri, anche i film succitati che mi affascinavano e stupivano al punto da acquistare,molti anni dopo,corazze e accessori in cuoio borchiato nei leggendari (oggi non più esistenti) magazzini Rancati, fornitori di Cinecittà,e utilizzarli nei primi anni'80 nel periodo LeoNero". Questo fascino non si è affievolito e nella schiera di artisti che si sono esibiti al teatro Bolivar,c'è anche Gianni col suo Hammond, perchè l'incanto del luogo è una perfetta cornice all'incantevole artista, perchè la sua musica e il suo talento rappresentano la mutazione, il divenire. Non è sufficiente il virtuosismo strumentale, è necessario creare la connessione,la giunzione, il legame con le persone che ascoltano;quel legame che permette di volgere lo sguardo oltre gli orizzonti finiti, quel legame che permette di "disincarnarci"da questa società fatta di "mostri informi e drogati di sangue", quel legame che ci permette di sollevarci e spiegare le ali come un albatro nel suo volo di Libertà. E...in questo,..Gianni è profeta..e diacono.